...oltremodo di una ricerca, di cura nell'individuale e soggettivo sentimento rispetto ad essa, ma, come succede spesso di fronte ad eventi che creano angoscia e terrore, stupore esistenziale, senso di ineluttabilità e impotenza, la massiccia rappresentazione assume un valore anestetizzante, il significante espelle il significato e rimane un'immagine vuota. Nei secoli l'approccio alla morte è cambiato, sia sul piano antropologico che sociologico, i riti ei rituali sono cambiati, si sono trasformati per rispondere alle diverse esigenze delle civiltà e delle società, nel '900, quando è nata la psicologia, la morte e il lutto hanno assunto un ulteriore significato, hanno iniziato a dipanarsi nuove forme di analisi e di esigenze, ma nonostante gli approfondimenti della ricerca scientifica,

Parlare di morte significa parlare di vita, di amore, di tempo, concetti per lo più inafferrabili, intangibili, astratti, ma loro intrecciati tra loro da permeare e raffigurare la società cui si esprime, concetti che mutano nel loro significato e valore con il trascorrere dei secoli, con il passare delle ideologie e delle religioni, ora significativi e fondanti della realtà, ora irrilevanti quanto un lumicino che sta per spegnersi, ma che non si spegne mai.

In questo attraverso, uno sguardo di analisi spazio ora psicologica, ora sociologica, antropologica e spirituale verrà scattata una fotografia dell'approccio contemporaneo alla morte, un'immagine che rimanda sicuramente a una crisi, ma al tempo stesso ad una ricerca, che rappresenta continue domande e variegate risposte che provengono da tradizioni del nostro passato, da nuove professioni, da nuove ritualità, del mondo occidentale e di quello orientale. I protagonisti che ci accompagneranno in questo viaggio saranno esperti di diverse discipline, tutte le discipline che a diverso titolo e con diversi obiettivi trattati hanno il tema della morte e del morire, del senso della vita e del vivere: psicologi, assistenti spirituali, medici, letterati, critici dell'arte e musicali, necrofori, tanatoprattori, filosofi, antropologi, in un coro che è con non poche difficoltà non darà delle risposte definitive, ma riempirà di significato le domande. Cosa significa pensare il dopo vita? Cosa significa affrontare la bella vita? C'è un senso in questo viaggio segnato dalle uniche certezze dell'inizio e della fine? E l'”altro” quale ricopre davanti a questo mistero? Aveva davvero ragione il filosofo Montaigne nel dichiarare che “imparando a morire si impara a vivere”? O piuttosto dobbiamo rassegnarci alla definizione provocatoria di Gorer che parlava di una “pornografia della morte”? Ormai più scandalosa e impronunciabile del sesso? Cosa significa pensare il dopo vita? Cosa significa affrontare la bella vita? C'è un senso in questo viaggio segnato dalle uniche certezze dell'inizio e della fine? E l'”altro” quale ricopre davanti a questo mistero? Aveva davvero ragione il filosofo Montaigne nel dichiarare che “imparando a morire si impara a vivere”? O piuttosto dobbiamo rassegnarci alla definizione provocatoria di Gorer che parlava di una “pornografia della morte”? Ormai più scandalosa e impronunciabile del sesso? Cosa significa pensare il dopo vita? Cosa significa affrontare la bella vita? C'è un senso in questo viaggio segnato dalle uniche certezze dell'inizio e della fine? E l'”altro” quale ricopre davanti a questo mistero? Aveva davvero ragione il filosofo Montaigne nel dichiarare che “imparando a morire si impara a vivere”? O piuttosto dobbiamo rassegnarci alla definizione provocatoria di Gorer che parlava di una “pornografia della morte”? Ormai più scandalosa e impronunciabile del sesso?

 di Chiara Bellini