Autofiction e propaganda

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Autofiction e propaganda
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L'auto-fiction è un genere letterario che combina elementi autobiografici con tecniche narrative tipiche della fiction: il termine fu introdotto nel 1977 dallo scrittore francese Serge Doubrovsky per descrivere il suo romanzo "Fils" e l'idea di base è raccontare eventi della vita dell'autore in forma romanzata.

 

Trovare corrispondenze tra l'auto-fiction e la propaganda reazionaria tipica della destra di governo può sembrare un compito arduo, dato che i due ambiti appartengono a contesti significativamente differenti: uno letterario, l'altro politico.

Ma la propaganda sa fare miracoli, spalancando scenari di fantasia che sanno sovrapporsi al racconto della realtà con un'abilità mistificatoria degna della miglior letteratura.

Veridicità e altre avventure linguistiche

Marcel Proust è spesso citato come uno dei pionieri dell'auto-fiction, in particolare con il suo romanzo "Alla ricerca del tempo perduto", dove la veridicità dei fatti è secondaria rispetto ai ricordi e alle scelte narrative dell'autore.

Doubrovsky, oltre ad essere uno scrittore, era anche critico, filosofo e professore di letteratura: la sua opera "Fils" era una sorta di avventura linguistica attraverso la quale esplorava la propria identità.

L'auto-fiction in ogni caso ha radici che risalgono agli esperimenti modernisti del primo '900, ma ha acquisito maggiore riconoscimento nella seconda metà del secolo: oltre a Doubrovsky, altri autori francesi come Marguerite Duras e Annie Duchesne Ernaux hanno contribuito a definire e diffondere il genere.

Nel mondo anglosassone, autori come Philip Milton Roth, con opere come "Operazione Shylock: una confessione", e Paul Benjamin Auster, con la sua "Trilogia di New York", hanno esplorato dinamiche simili, anche se il termine auto-fiction non è stato sempre utilizzato per descrivere i loro lavori.

Proprio Doubrovsky definì l'auto-fiction come un'opera in cui "si è affidato il linguaggio di un'avventura di vita a un'avventura di scrittura, diluendo le frontiere tra reale e immaginario".

Manipolazione della realtà

Nell'auto-fiction chi scrive manipola la propria esperienza di vita, mescolando realtà e finzione per creare una narrazione soggettiva: la verità diventa un concetto flessibile, adattato alle esigenze della storia.

Nella propaganda politica, particolarmente in quella reazionaria, si manipolano fatti e dati per adattarli a una visione del mondo predeterminata: le informazioni vengono selezionate o distorte per confermare una narrazione favorevole agli obiettivi del regime.

Enfasi sull'identità

La costruzione identitaria è un altro paradigma dell'auto-fiction: la creatività artistica è focalizzata sull'esplorazione e sulla ricostruzione della (propria) identità attraverso la narrazione, spesso disvelando le complessità e le contraddizioni insite nell'essere umano.

I movimenti di destra, evidentemente ispirati dal rudimento del paradigma che sono riusciti a comprendere, spesso costruiscono un'identità collettiva basata su nozioni (rudimentali) di nazionalismo, tradizione e appartenenza etnica o culturale: questa identità è spesso definita in opposizione a un "altro" percepito come minaccioso o inferiore.

Drammatizzazione degli eventi

Gli eventi della vita di chi scrive possono essere drammatizzati e amplificati per creare una narrazione più avvincente ed emotivamente coinvolgente, aggiungendo uno spessore strumentale a determinati episodi, specifici dettagli o nessi causali creati ad arte.

Analogamente, la propaganda reazionaria tende a drammatizzare eventi e situazioni per creare un senso di urgenza o pericolosità: questo tradizionalmente può includere la rappresentazione esagerata di minacce esterne o interne per giustificare politiche di repressione o di esclusione.

Polarizzazione

L'auto-fiction, pur essendo spesso introspettiva, può esplorare la divisione tra il sé e gli altri, esaminando come le esperienze personali sono influenzate dalle interazioni con il mondo esterno, come in un archetipo dualistico "noi" versus "loro" o direttamente "io" versus "gli altri".

La polarizzazione è uno dei pilastri della propaganda di destra di stampo conservatore, attraverso la creazione di una distinzione netta tra il gruppo interno ("noi") e il gruppo esterno ("loro"): questa dicotomia è agevolmente utilizzata per mobilitare il sostegno e giustificare l'esclusione o la discriminazione.

Narrazione persuasiva

Attraverso lo sviluppo di una narrazione coinvolgente, chi scrive punta a coinvolgere chi legge tramite un racconto che, pur essendo personale, tocca temi universali e condivisi suscitando empatia e partecipazione.

Il coinvolgimento propagandistico utilizza alcune tecniche narrative per coinvolgere l'audience, il più possibile attraverso storie semplici e potenti in grado di evocare emozioni forti (e istintive, soprattutto) come paura, orgoglio o rabbia.

Al mercato dei temi universali

Alcune peculiarità hanno un loro quid di suggestione e affabulazione: per esempio, l'incertezza che concerne la veridicità degli eventi narrati, la narrazione in prima persona che consente un'introspezione profonda e personale, l'instabilità fluida del confine sottile tra realtà e narrazione e, last but not least, la facile esplorazione dell'universalità di alcuni temi come l'identità, la memoria, il trauma e il desiderio.

Cioè, proprio quello che applica l'attuale propaganda reazionaria di governo.

L'auto-fiction è spesso percepita come una forma di narcisismo letterario, una sorta di auto-indulgenza che sacrifica la narrazione pura a favore dell'ego di chi scrive.

Ma, in realtà, l'auto-fiction rappresenta una delle frontiere più affascinanti e provocatorie della narrativa contemporanea e della politica di destra: offrendo una fusione di realtà e finzione, permette a chi scrive (e a chi delira in un comizio) di esplorare e ricreare il sé e il mondo in modi innovativi e complessi, oltre a indagare e interrogare la natura stessa della verità e dell'identità.

Sebbene l'auto-fiction e la propaganda reazionaria operino in contesti molto diversi, entrambe le forme di narrazione manipolano la realtà e costruiscono identità attraverso un processo di selezione e drammatizzazione.

Ma è fondamentale saper distinguere che l'intento e l'etica che guidano queste pratiche sono profondamente diversi.

L'auto-fiction, pur distorcendo la realtà, mira a esplorare la verità soggettiva dell'esperienza umana, mentre la propaganda reazionaria distorce la realtà per i fini manipolativi del calcolo elettorale e del controllo sociale.

Quindi, in altre parole, della repressione dei diritti del peggior fascismo di ritorno.

 

Francesco Scura '23

 

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